THCV,  poco conosciuto ma molto potente.

Non sono poche le volte in cui la scienza è entrata nel vasto mondo dei cannabinoidi, con le loro caratteristiche, proprietà, effetti e benefici. Sebbene finora solo il THC e il CBS hanno ricevuto più attenzione, è importante che non si lasci nell’oblio il THCV.

 

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I cannabinoidi sono una realtà più o meno vicina al pubblico. Si fa ricerca e con relativa frequenza compaiono nei titoli dei giornali. Tuttavia bisogna sottolineare che attualmente ne esistono almeno 111 completamente sconosciuti.

Da quando, nel 1964, il dottore Raphael Mechoulam e i suoi compagni Yehiel Gaoni e Haviv Edery hanno scoperto il primo cannabinoide all’Istituto Scientifico di Weizmann, a Rehovot (Israele), la scienza ha fatto grandi progressi ed è quindi stato scoperto tanto sui cannabinoidi. Nonostante questo, c’è ancora molto da fare.

Storicamente il THC è stato quello più studiato. Negli ultimi tempi è stato protagonista anche il CBD, per le sue proprietà medicinali. Un cannabinoide del quale sfortunatamente non si parla molto è il THCV e sarà, molto probabilmente, il prossimo a fare capolino nell’opinione pubblica.

Il THCV è conosciuto con il nome di “auto da corsa” perché i suoi effetti sono più rapidi e forti di quelli del THC. Non dura tanto e se ci si aspetta un effetto “sprint” invece di “maratona”, è più utile da consumare.

Questo composto che si trova nella cannabis offre un interessante realizzazione di effetti e benefici medicinali, cosa che lo differenzia dal resto dei cannabinoidi come il THC o il CBD.

Sia il THCV sia il THC contengono proprietà che alleviano diversi dolori, ma hanno una grande differenza. Laddove il THC provoca appetito, il THCV lo toglie, aumentando allo stesso tempo l’energia. Questo è molto significativo se si tiene conto dei problemi di salute che sono direttamente connessi all’obesità o al diabete, due malattie che il THCV potrebbe arrivare a combattere.

Ha una struttura molecolare simile a quella del THC e condivide con questo gli effetti psicoattivi. Ma non solo, perché è anche un potente alleato contro gli attacchi di panico o l’alzheimer e può alleviare i tremori frutto di malattie come il parkinson. Bisogna sperare, quindi, che il THCV diventi nucleo di studio e ricerca e cominci a far parlare di sé nei prossimi anni.

– By DINAFEM SEEDS
@https://www.dinafem.org/it/news/thcv-auto-corsa-cannabinoidi/

Tassonomia della Cannabis, una classificazione millenaria – By DolceVita Magazine

cannabis

La pianta di Cannabis è ritenuta essere una delle più antiche colture dell’umanità, usata sin dall’era Neolitica come fonte di fibra, cibo, olio, medicinali e secondo quanto emerge da alcuni ritrovamenti archeologici veniva impiegata anche in alcuni rituali sacri. I primi documenti scritti risalgono all’ antica letteratura cinese, reperti mostranti immagini e metodi di coltivazione della Cannabis testimoniano il suo primo utilizzo e lo stretto rapporto con che la pianta ha avuto con l’uomo. In Cina è stata coltivata e lavorata durante almeno seimila anni e continua a esserlo tutt’oggi. Questa coltura può essere stato introdotto in Europa da tribù nomadi proveniente dell’Asia centrale circa nel 1500 AC. mentre commercianti arabi possono invece averla introdotta in Africa e specialmente nel Maghreb durante il grande periodo di conquiste Musulmane nel corso del 700 DC.

Il ceppo indigeno di Cannabis è stimato provenire dall’Asia centrale, in una regione che si estende dal Nord-Ovest dell’Himalaya fino alla Cina. Il genere della pianta può avere due principali centri di diversificazione: Hindustano e Europeo-Siberiano. La Cannabis mantiene in entrambi i casi la particolare capacità di sfuggire dalla coltivazione per tornare alla sua natura selvatica. Viene quindi considerata una pianta solo semi-addomesticata data la sua tendenza a “selvatizzare“. La Cannabis è da un punto di vista botanico una pianta dioica normalmente, esistono quindi esemplari maschi e femmine, con la possibilità di moionicizzare. e presenta con un ciclo di vita annuale, con la possibilità di avere maggiori longevità nelle regioni subtropicali. Il genere di Cannabis è oggi distribuito in tutto il mondo, dall’equatore a circa 60° Nord di latitudine e in gran parte dell’emisfero Sud. La Cannabis coltivata per la fibra e per i semi, distinta da quella coltivata per il suo contenuto farmaceutico, viene denominato ‘canapa’ e comprende due grandi famiglie: la canapa dell’Est Asiatico e quella Europea.

Un’interessante interpretazione data dai botanici russi è riconoscere quattro gruppi ‘eco-geografici’ di canapa: del Nord, Medio-russa, del Sud e del lontano Est. Le varietà locali di canapa del Nord sono più piccole in statura e di rapida maturazione rispetto alle varietà provenienti da latitudini più meridionali. Sono presenti in ogni caso una serie di sovrapposizione e di gradazioni intermedie trai tratti fenotipici dei tipi Nord, Medio-russa e meridionale che complica questo tipo di classificazione. In linea generale le varietà locali di canapa asiatica dell’Estremo Oriente sono simili al gruppo eco-geografico del Sud.

In Figura è rappresentata la mappa del persorso etno-botanico della Cannabis . Le frecce suggeriscono possibili movimenti migratori umani che hanno disperso la pianta in tutto il Mondo a partire dall’ipotetica prima addomesticazione in Asia intorno al 12.000 AC.

In Figura è rappresentata la mappa del persorso etno-botanico della Cannabis . Le frecce suggeriscono possibili
movimenti migratori umani che hanno disperso la pianta in tutto il Mondo a partire dall’ipotetica prima addomesticazione
in Asia intorno al 12.000 AC.

Le prime classificazioni Botaniche della Cannabis risalgono al XVIII secolo durante il periodo di grande riscoperta scientifica, l’Illuminismo. Il primo botanico/ naturalista a parlarne fu Carl Linnaeus (1707 – 1778), che considera l’intero genere della Cannabis come una singola specie indivisa: la Cannabis sativa L. Successivamente un altro botanico del tempo, Jean-Baptiste de Lamarck (1744 – 1829), determinò che i ceppi di Cannabis provenienti dall’India sono differenti da quelli Europei, chiamando così la nuova specie appunto C. indica Lam. Le principali caratteristiche distintive della C. indica sono una maggiore ramificazione della pianta, una corteccia più sottile, foglie più strette e la capacità generale di indurre uno stato di ebbrezza se consumata. Le opinioni riguardo questa classificazione divergono, in ogni caso resta che Lamarck ha adeguatamente differenziato la C. indica dalla C. sativa divenendo così entrambe le varietà validamente accettate come distinte. Sono state successivamente proposte ulteriori famiglie di Cannabis indipendenti come la C. ruderalis Janisch, scoperta dal botanico russo D.E. Janischevsky durante studi effettuati su varietà spontanee cresciute nella Russia centrale e la C. chinensis Delile. Entrambe le varietà però non sono state ritenute “autonome” e quindi vengono classificate come sottospeci appartenenti alla larga famiglia della C. sativa.

Un ulteriore passo avanti fatto dalla botanica della Cannabis è dovuto alle ricerche del botanico Russo Nikolai Ivanovich Vavilov (1887 – 1943) che considera la specie selvatica C. Ruderalis essere sinonimo di C. sativa L. var. Spontanea Vav. e non una specie indipendente, ma bensi una varietà spontanea di C. sativa. Inoltre lo stesso Vavilov, dopo aver scoperto alcune popolazioni selvagge in Afghanistan distinte dalla varietà spontanee di C. indica, conia il nuovo genere tassonomico di C. indica Lam. var. kafiristanica Vav.

Small e Cronquist in epoca più recente hanno proposto l’ipotesi di un’unica categorizzazione per la Cannabis, illustrata nel libro “Practical and Natural Taxonomy for Cannabis” pubblicando nell’Agosto 1976. Questa nuova classificazione modifica i previ concetti di Lamarck e Vavilov, raggruppando tutte le sottospeci della pianta sotto la “specie-madre” Cannabis sativa. La Cannabis indica viene quindi ridefinita come C. sativa L. subsp. indica, subspecie della C. sativa e differenziata sulla base dello scopo della coltivazione, usata principalmente per l’uso medicinale e non per per fibre e semi. Small e Cronquist inoltre biforcarono entrambe le sottospecie (indica e sativa) in varietà ‘selvaggia’ e ‘addomesticata’ sulla base della dimensione dei semi e altre caratteristiche della pianta. Questi concetti sono stati successivamente contestati da altri opinionisti, rendendo la qualificazione tassonimica della pianta non ancora chiara in linea assoluta. In ogni caso, seguando i caratteri morfologici della pianta vengono evidenziate tre principali sottospeci di Cannabis: C. indica, C. sativa e C. ruderalis.

In fine, viene illustrata la complicata botanica di questa pianta millenaria, che ha subito molti adattamenti imposti dall’uomo durante un lungo viaggio attraverso il globo. Nella tabella sottostante è riportata quindi la tassonomia della misteriosa pianta di Cannabis, con l’intenzione chiarire un’ argomento ancora incerto e dare ispirazione per ulteriori ricerche.

Regno: Piante
Divisione: Tracheopita
Sottodivisione: Pteropsida
Classe: Angiospermae
Sottoclasse: Dicotiledoneae
Superordine: Dilleniidae
Ordine: Urticales
Famiglia: Cannabaceae
Genere Cannabis
Specie sativa

Sottospecie:
C. sativa L. subsp. Sativa (L.) – Autore: Small et Cronquist
C. sativa subsp. Indica (Lam.) – Autore: Small et Cronquist

Varietà:
C. sativa L. subsp. Sativa (L.) var. sativa (L.) Coltivata – Autore: Small et Cronquist
C. sativa L. subsp. Sativa (L.) var. spontanea (L.) Spontanea – Autore: Vavilov
C. sativa subsp. Indica (Lam.) var. indica Coltivata – Autore: Wehmer, Die Pflanzenstoffe
C. sativa subsp. Indica (Lam.) var. kafiristanica Spontanea – Autore: Vavilov

BIBLIOGRAFIA
Clarke R.C. 1995. Hemp (Cannabis sativa L.) cultivation in the Tai’an district of Shandong Province, Peoples Republic of China. J. Int. Hemp Assoc. 2: 57, 60–65.
de Candolle A. 1885. Hemp – Cannabis sativa L. In: Origin of Cultivated Plants, D. Appleton, New York, pp. 148–149.
de Lamarck J.B. 1785. Encyclopedique Methodique de Botanique, vol. 1, Pt. 2. Paris, France, pp. 694–695.
Hillig K. W. 2005. Genetic evidence for speciation in Cannabis (Cannabaceae) Genetic Resources and Crop Evolution 52: pp 161–180,.
Li H.-L. 1974. An archaeological and historical account of Cannabis in China. Econ. Bot. 28: 437–448.
Robert C. Clarke and Mark D. Mmerlin 2013.Cannabis: Evolution and Ethnobotany, Los Angeles, University of California Press.
Small E. and Cronquist A. 1976. A practical and natural taxonomy for Cannabis. Taxon 25: 405–435.
Small E. 1979. The Species Problem in Cannabis, vol. 1, Corpus Information Services, Toronto.
Schultes R.E. 1973. Man and marijuana. Nat. Hist. 82: 58–63, 80, 82.

Dr. Matteo M. Melosini

CANNABIS MORE THAN 100 TIMES SAFER THAN ALCOHOL

The report, published in Scientific Reports journal, compared the risks associated with 10 substances using the margin of exposure approach. This method compares a lethal dose of the drug with the dosage typically taken by recreational users. Substances tested included alcohol and nicotine, as well as illicit drugs including cocaine, heroin, ecstasy (MDMA) and methamphetamines.

It found that the mortality risk to individuals posed by cannabis was approximately 114 times less than that of alcohol. In fact, cannabis was the only substance to be classified as ‘low risk’. In contrast, alcohol posed the highest risk to individuals and was ranked alongside nicotine, cocaine and heroin as ‘high risk’.

In terms of risk posed to a population, alcohol was the only substance classified as ‘high risk’. However, the researchers noted that this was partly due to its wide availability and a lack of data on other illicit drugs.

The report said that many European governments adopted restrictive policies towards cannabis and other illicit drugs due to the perception that they are more harmful than alcohol and tobacco. “Specifically, the results confirm that the risk of cannabis may have been overestimated in the past,” the report said. “In contrast, the risk of alcohol may have been commonly underestimated.”

Professor David Nutt, chair of neuropsychopharmacology at Imperial College London and former chair of the Advisory Council on the Misuse of Drugs, said: “The results make perfect sense. The ultra-low mortality of cannabis has long been recognised with health harms greatly exaggerated.I would recommend that cannabis be reinstated as a medicine as recognised by the House of Lords report in 2001, as the clear harms are well outweighed by the health benefits.”

The study concluded by suggesting that alcohol and tobacco should be prioritised in terms of risk management. It also suggested that governments legalise and regulate the distribution and use of cannabis, as opposed to the widespread current practice of prohibition.

However, the report cautioned that regular use of hard drugs was not safer than moderate drinking due to the environmental hazards associated with these drugs, such as dirty needles.

The Washington Post pointed out that the study merely reaffirmed drug-safety rankings developed in the past decade. However, the timing of the study’s publication was rather apt as today Alaska became the third U.S. state to legalise recreational use of marijuana.

Despite widespread decriminalisation, cannabis is still classed as illegal in most European countries. Even in the Netherlands, famous for its liberal stance towards the drug, cannabis can only be purchased from licensed coffee shops. In 2001, Portugal decriminalised all drugs meaning that certain cases of personal use would not lead to prosecution.

 

BY 

Culture of Hemp and Flax in Italy

After centuries of darkness following the fall of the Roman Empire benighted Italy was the first to reopen her eyes and usher in the dawn of brighter and better days. The cities, grown independent and great, became marts of commerce, her citizens merchant princes. They opened up the trade with India through Constantinople, Trebizond, and Persia, and were for many ages the medium of communication between the warlike nations of Europe, and the luxurious and enervated inhabitants of the East Venice, Genoa, and other Italian cities hold vast fleets, with which they traded to all the countries bordering on the Mediterranean and Euxine Seas, to Western Europe, and to the Moorish cities on the Atlantic.

Flax was imported from Egypt and other countries, or raised at home, and the Linen trade formed an important part of their domestic industry. With the fall of the proud republican cities the manufactures of Italy languished and died, but in modern times it has somewhat revived, and the new regime may, by and bye, consolidate and extend it.

In various parts of Italy, Flax and Hemp are largely cultivated, not only for the native manufactures of the country, but also for export. Many of the districts of that beautiful country, a land of sunny skies and fertile soil, are admirably adapted for the growth of these textile fibres, and some of them produce both Flax and Hemp of the very finest quality. The Hemp of Bologna, of Ferrara, of Cesena, of Ascoli, and of Naples, is highly esteemed. Not less so is the Flax of the provinces of Cremona, of Lodi, and of Brescia in Lombardy, and of other places. At Solerno, and in some other districts, the cultivation of Flax is of recent date, but it is making some progress. In the mountainous regions of Lombardy and Venetia, Flax and Hemp are grown chiefly for native use, but a little of both, and also some cloth, are exchanged with the Milanese and other low countries for the produce and fabrics of these places. According to the Italian Statistical Annual for 1857, the production of raw Hemp had risen in Italy, in round number, to 40,000,000 kilogrammes, which at £2 17s the 100 kilogrammes gives an annual value of £1,120,000, one-half of which applies to Bologna, Ferrara, and Cesena. Some competent valuers estimate the total quantity raised at 50,000,000 kilogrammes, allowing to Piedmont and the Neapolitan Provinces about 10,000,000 more than is given in the report It would thus appear that the total quantity annually raised in Italy is close upon 50,000 tons. About 16,000 tons are exported to Switzerland, Germany, France, Great Britain, Spain and Portugal, the remainder being required to supply the inland consumption.

The culture of Hemp

In order to be productive, requires numerous special conditions as regards soil, water courses, &c., which very much restricts its limits, and localizes it in particular places, sometimes very remote from each other. The provinces of Bologna and Ferrara are not only the centre of the Hemp production in the north, but also that of the best methods of cultivation. They yield the best produce, and amongst them the giant Hemp (Canopa gigante), which has been much approved in the various International Exhibitions. The Bolognese Hemp almost rivals Flax, and is distinguished by its whiteness, brilliancy, softness, and divisibility of fibre. The Ferrarese Hemp is of long staple, more tenacious, and well adapted for sacking, sailcloth, and cordage. The Hemp of Cesena, Venice, Piedmont, and the south partakes more of the nature of the Bolognese. In the Hemp growing districts of the north of Italy very great attention is paid to it in every stage of its progress. The preparation of the soil is of primary importance, as the crop always corresponds to the care bestowed upon it It is ploughed and reploughed in autumn, and in many places spade husbandry, auxiliary to the plough, is adopted. Before sowing the soil is broken and levelled by machines adapted for the purpose, and then divided into beds. The refuse of the stable has always been considered as normal and necessary manure, but prepared and other manure is used by some growers. The management of the supply of water requires care, and various contrivances have been adopted for its proper regulation. Under favourable circumstances Hemp grows in some districts to a prodigious height, and some specimen stalks of Farrarese have been shown from sixteen to twenty feet in length. Betting is the most difficult and the most important of all the operations with Hemp, and it is performed in lakes, ponds, and running streams. Artificial pits or pools are considered best, and almost every grower has his own pits, excavated in the lowest part so as to collect the rain water. When near rivers or canals the water in the pits is changed when the process of maceration has made some progress, which makes it easy to regulate the fermentation, and it prevents the matter formed during the maceration from being deposited. With the same object, where the water cannot be run off it is drawn off by pumps or other means, and fresh water supplied. The quality and quantity of the water, the temperature, the quality of the Hemp, and the care of the grower, contribute essentially to the success of the retting process. To prevent deterioration to the stalk, and to preserve the greatest suppleness and freeness to the fibre, is the great object to be attained, and to secure this with the greatest uniformity possible the Hemp is assorted into sizes. The earth of the retting pits is carried to the fields to furnish fertilizing matter, and thus the crop is less exhausting to the soil than it would otherwise be. The nauseous miasma given off while the Hemp is in the steep, although disagreeable, is not deleterious either to men or animals. In scutching, the stems are first crushed by machinery, then beaten either by hand with the common brake, or by machinery constructed for the purpose and moved by animals. The latter operation detaches the fibres from the wood, after which they are straightened with a long toothed comb, and made up into bundles, which completes the practical operation of the grower. The wood is valuable for charcoal used in the manufacture of gunpowder and artificial fireworks. Before being’exported the Hemp is carefully picked and selected into different qualities, suitable for the various purposes to which it is applied. It is then packed into bales by means of common or hydraulic presses, and this process gives the Hemp greater brightness and flexibility. Hemp softening is carried on to some extent in Italy. A large spinning work has been established for about twelve years near Bologna. It is now being extended, and will contain 4000 spindles, and consume nearly 900 tons of Hemp yearly. There are some small hand-loom weaving establishments in various parts of the country, but none of great extent. The trade, both in spinning and weaving, is almost wholly of a domestic character, and gives employment to a large number of people.

The culture of Flax 

Flax has been cultivated in Italy for a much longer period than Hemp, it having been grown extensively before the Christian era, and when Hemp was but little known. It is now reared in many parts of the country, but not largely in any one district, and this renders it very difficult to collect complete statistical details respecting it. According to the Statistical Annual referred to, the production reaches in round numbers fully 20,000 tons. The Flax cultivated is of two kinds, the winter and the summer sorts. The winter Flax is sown in October and gathered in June, and it yields about six hundred-weight of seed and nearly three of fibre an acre. The summer Flax is sown in May and watered abundantly, and it produces only about four hundred-weight of seed and three of fibre an acre. In the rotation the winter crop is made to succeed the harvest of corn, and the summer Flax the grass crop. The production of Flax, as well as the methods of cultivating it, differ greatly in different localities. In some districts the Flax when pulled is put into sheaves and dried in the sun, after which it is thrashed to get the seed. It is afterwards put into pits or in running water to steep. In some places where there is no water for steeping, the Flax is cultivated exclusively for the seed, and the stalks burned in the kilns. In various districts the cultivation of the soil is divided among different parties, each of whom performs some special part of the operation. The farmer furnishes horses, pays the seed in advance, Ac.; the cultivator and his family sow the seed, root up the Flax, Ac.; and the peasants have each his allotted work under both. The quit-rent ground (terratico) is either a pertica or a half-pertica, in one of those fields in which the rotation of the Flax crop happens to take place. This part of the Flax serves the family of the peasant, and his women take exclusive care of the ground for it, and of its cultivation even until it is spun. In the mountainous regions of Lombardy and Venetia some Flax and Hemp are grown for native use, and some cloth and Hemp is exchanged with the Milanese and other Low Countries for their produce and fabrics. In the eastern part of Lodi and Crema the finest Flax is cultivated, and it is exported to foreign countries by way of Venice and Genoa. The Flax of Cremona is shorter and coarser in the fibre than that ot Lodi and Crema. In the Milanese and Pavian districts Flax forms one crop in a nine year’s rotation, and after the Flax crop is reaped there comes the second harvest, caltalthe minuto, or Bmaller crop, which comprehends millet, vegetables, and beans. In Brescia, Mantua, Verona, Vicenza, and some other places, there are manufactures of Linen, but they are not sufficient for the domestic consumption of the country, and have to be supplemented by large importations. At the commencement of the seventeenth century the Flax trade was of greater importance in the province of Brescia than it now is, as at that period about 1500 tons were annually exported, while at the commencement of the present century it was only about one-fourth of that quantity. At present about 300 hand-looms are employed in weaving Linens in Brescia, the value of the cloth made being about £20,000 annually. Two centuries ago there was a great trade in Linen thread at Solo, but it has now been lost. The separation of Venetia from Lombardy, and the Austrian tariff, have inflicted much injury on the Linen trade of these provinces, although M. Zanardilli states that the manufacture of Flax in Lombardy still gives employment to 300,000 women, who work at their own homes, spinning by the ancient mode of distaff and spindle, and earning scarcely two pence a day. There are, however, Flax-spinning mills at Capaccio, Olme, and Melagnano in Lombardy, employing about 12,000 spindles, and making about 1100 tons of yarn yearly. There is only one Linen power-loom work in Italy, and there both Flax and Tow goods are manufactured, but it is not of great extent In Modena, Hemp and some Flax are cultivated, and Linen and canvas are among the few manufactures of this district Hemp and Flax are also raised in Lucca, and both these articles are exported to some extent In Piedmont, some Hemp and a little Flax is produced, but not enough for the limited local consumption, as the importation exceeded the exportation in 1857 by about 880 tons. Common Linens, canvas, and cordage, are made in Genoa, and some other towns, but excepting for domestic purposes this is not a manufacturing country. In the Island of Sardinia a small quantity of Flax is grown, and about 1000 cantors (70 tons) of it exported annually, the rest being used in the Linen manufactures of the country. The quantity of Hemp annually produced in Continental Sardinia represents a yearly value of £400,000 to £500,000, but it is not sufficient for the wants of the country. The Flax grown there is of much less value than the Hemp. In Parma and Tuscany there are almost no manufactures of Linen, and very little Flax is grown in either place. Any manufactures of Flax are done in the country districts, and they are almost exclusively for the ordinary wear of the peasants. In what was formerly the Papal States some Flax and Hemp are grown, and, both being indigenous to the country, are of very superior qualify, but neither are cultivated to a great extent Both Hempen and Flaxen cloth is made, chiefly in the public schools, orphan asylums, and private houses throughout the country and city. There being no factories, the fabrics made are generally of the lower or middling descriptions, but, from the fine quality of the material used, the goods are excellent of their kind. In the Fair at Sinigaglia considerable quantities of Linens from Germany, &c., are sold. In Naples, Flax and Hemp, equal to twice the consumption of the inhabitants might be grown, many districts being remarkably fertile, and admirably adapted to produce both plants in perfection, but agriculture of every kind is in a rude and backward condition. The various branches of manufacturing industry, among which are a few coarsely made Linens, are in as miserable a state as the agriculture of the country. In the fine Island of Sicily, Flax and Hemp are grown with scarcely more culture than scratching the ground to let in the seed. Although the soil is so fruitful, and as it were wooing to be cultivated, such is the wretched state of agriculture and of manufactures that Sicily can scarcely export a ton of either, nor even supply sufficient Linens for her own domestic consumption. In one of the psuedo Platonic epistles, mention is made of Linen shifts made for ladies in Sicily, but the material for making them may have been imported. In like manner the Linen of Malta was in ancient times exceedingly admired for its fineness and softness, but the raw material was in all probability imported. The Linen manufactures of what was formerly the kingdom of the Two Sicilies only employ some 400 to 500 hand-looms. Perhaps the freedom now enjoyed under the more enlightened policy of the King of Italy will tend to develop the resources of the country, and if so the growth of Flax and the extension of the Linen manufacture will, no doubt, soon become of much greater importance. Comparatively little Linen yarn is imported into Naples or Sicily from the United Kingdom.

²The British trade in brown and bleached Linens is now much cut up by Germany and Switzerland, and the importation of diapers and table Linen is almost wholly from Germany, with which country, it would appear, Britain cannot compete in these articles. Considerable quantities of plain and fancy drills are, however, got from England and Ireland, as their manufacture of these fabrics is preferred. The high duties upon Linen manufactures have not been sufficient to call forward the Sicilian or Neapolitan weavers, or to enable them to compete successfully with manufacturing nations. Several experiments were made some years ago to extend the manufactures of Linen in the country, both from foreign and native grown Flax, but all proved abortive. According to an account made up in 1764, Linens were exported from the following places in Italy, viz.—Verona, Brescia, Crema, Bolonia (damask), Ancona (fine Flax). The causes of the backward state of agriculture, trade, and manufactures throughout Italy generally, is a sad commentary on the despotism and misrule which have so long afflicted that fine country. Italy teems with priests and sacerdotal classes of every rank, and it might have been expected that a people with so many religious instructors would be enlightened, happy, and prosperous; but it is not so. Freedom of thought and action are absolutely necessary for the successful cultivation of manufacturing industry, and for the prosperous prosecution of commercial enterprise, but they appear to be incompatible with priestly rule, and, in Italy, both are suppressed—to the misfortune of the people, and to the ruin of the country. In 1857 the Sardinian States imported 3300 tons of Flax and Hemp, and about the same quantity in 1858, but in 1859 it fell below 1400 tons. In 1857 about 900 tons of Flax yarns were imported ; in 1858 nearly 1000 tons; and in 1859 nearly 1200 tons. The Hempen and Flaxen cloth imported in 1858 was about 270 tons, and in 1859, 240 tons. The exports of Hempen cloth from these States for the same year were quite unimportant The average imports of Linens into the Island of Sardinia in the years from 1857 to 1861 were under 100 tons, of the value of about £18,000.

A fabric Collector Diary @http://belovedlinens.net

 How Cannabinoids Selectively Target Abnormal Cells.

A new study in the July issue of Biochemical Pharmacology elaborates upon a unique mechanism of cannabinoids’ anti-cancer activity. It is notable for demonstrating how cannabinoids work synergistically with the body’s immune system to stop cancer, unlike traditional treatments which destroy the immune system in the process of stopping cancer.

Researchers tested the effects of CBD, THC, and an endocannabinoid analogue called methanandamide on two lung cancer cell lines, A549 and H460, along with cells from a lung cancer patient. It found these compounds increased expression of intercellular adhesion molecule 1 (ICAM-1) on the cancer cells, which made them more susceptible to white blood cells called lymphokine-activated killer cells (LAK). However, normal cells were not affected this way, showing yet again that cannabinoids can selectively target abnormal cells while leaving healthy tissue alone.

LAK cells are a very powerful part of the body’s natural anti-cancer defense system. In fact, direct administration of LAK cells has been tested for cancer treatment, along with interleukin-2, a cellular signaling protein that activates LAK cells. This has shown promise, but like most pharmaceutical interventions there are unpleasant side effects. Using cannabinoids is a safer and potentially more effective way to take advantage of the body’s natural LAK cells.

This is not the first study to reach these conclusions. An April 2012 studyby many of the same authors yielded similar results, but the newer study is novel in its recognition of the role LAK cells play.

Given the direct and indirect anticancer action of cannabinoids on lung cancer, it makes sense that actual patients have reported success. A well known activist named Michelle Aldrich used cannabis oil in conjunction with chemotherapy to eliminate her lung cancer. Her surgeon, Dr. Peter Anastassiou, remarked that

“he had never seen lung cancer totally eradicated by chemo, much less in four months.”

Another patient named Jeff shared his story in a video about the benefits of medicinal cannabis. He was diagnosed with mesothelioma and five tumors on his left lung in July 2011. For treatment, he put two drops of cannabis oil on his tongue every morning, and eventually was declared cancer free on December 21st, 2011. In his case, there was apparently no traditional chemotherapy used.

Source: Illegay Healed

LA CANAPA

UNA RISORSA PULITA
PER UN’ECONOMIA SOSTENIBILE 

ProgettoHEMPSYS – usidellacanapa.it

Si parla sempre molto di ambiente, ma se ne parla anche molto a sproposito. Infatti, nonostante i tanti dibattiti, quando c’è una possibilità di sostituire il petrolio con materie prime naturali e rinnovabili, nessuno se ne accorge (così come nessuno si è mai accorto del più grande sperpero di risorse energetiche della Storia, quello del metano). Certo, è molto difficile oggi immaginare un’economia sviluppata che possa fare a meno del petrolio, dei milioni di alberi abbattuti ogni anno per fare la carta, e dei prodotti dell’industria chimica. Ed è altrettanto difficile immaginare una società affluente senza le montagne di rifiuti, l’inquinamento e gli altri danni all’ambiente a cui siamo da tempo abituati.
Eppure una concreta e fondata speranza esiste: questa speranza ci viene dalla canapa. Con le materie prime della canapa si possono produrre, in modo pulito ed economicamente conveniente, tessuti, carta, plastiche, vernici, combustibili, materiali per l’edilizia ed anche un olio alimentare di altissime qualità. La canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche conosciute fin dall’antichità sia in Oriente che in Occidente. In Cina essa era usata fin dalla preistoria per fabbricare corde e tessuti, e più di 2000 anni fa è servita per fabbricare il primo foglio di carta. Nel Mediterraneo già i Fenici usavano vele di canapa per le loro imbarcazioni. E nella Pianura Padana la canapa è stata coltivata per la fibra tessile fin dall’epoca romana. Ma quali sono le materie prime della canapa, e quali prodotti se ne possono ottenere?

MATERIE PRIME – La canapa è una pianta dal fusto alto e sottile, con la parte sommitale ricoperta di foglie, e può superare i 4 metri d’altezza. La parte fibrosa del fusto si chiama “tiglio” e la parte legnosa “canapolo”. La canapa può essere coltivata per due scopi principali: per la fibra tessile o per i semi. Se si coltiva la canapa per la fibra tessile il raccolto va fatto subito dopo la fioritura, e si possono ottenere fibre tessili (20 %), stoppa (10 %) e legno o canapolo(70 %). Se invece si coltiva la canapa per i semi, la parte fibrosa o tiglio è interamente costituita da stoppa, cioè da fibra di qualità inferiore inadatta per l’uso tessile, ma che può sostituire la maggior parte delle fibre industriali. Una importante caratteristica della pianta di canapa è la sua produttività. E’ una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. Molti contadini vogliono riprendere a coltivare la canapa se non altro perchè, data la sua velocissima crescita, essa sottrae la luce e soffoca tutte le altre erbe presenti sul terreno, e lo libera quindi da tutte le infestanti meglio di quanto non sappiano fare i diserbanti. 

Ecco che cosa si può ricavare da queste materie prime.

TESSUTI – La pianta di canapa, più produttiva in fibra tessile del cotone, oggi può essere lavorata in impianti che sostituiscono le lunghe e faticose lavorazioni manuali di un tempo. La sua coltivazione richiede pochi pesticidi e fertilizzanti, mentre il cotone specialmente di pesticidi ne richiede moltissimi. Inoltre la fibra della canapa è molto più robusta e dura più a lungo. Attualmente può essere lavorata in modo da renderla sottile quanto si vuole, e viene proposta in sostituzione del cotone e delle fibre sintetiche.
SEMI E OLIO – La canapa, oltre che per la fibra tessile può essere coltivata per ricavarne i semi. I semi di canapa contengono proteine di elevato valore biologico nella misura del 24 %, ed un olio nella percentuale dal 30 al 40 %. Per il loro valore nutritivo i semi di canapa sono stati proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo.
Le qualità dell’olio di canapa sono eccezionali. E’ particolarmente ricco di grassi insaturi ed è l’ideale per correggere la dieta dell’uomo moderno e per prevenire le malattie del sistema cardiocircolatorio.

Altrettanto straordinarie sono le proprietà di questo olio per gli usi industriali: non a caso è stato paragonato all’olio di balena. Le vernici fabbricate con questa materia prima, oltre a non essere inquinanti, sono di qualità incomparabilmente superiore rispetto a quelle prodotte con i derivati del petrolio. Con l’olio di canapa si possono inoltre fabbricare saponi, cere, cosmetici, detersivi (veramente biodegradabili), lubrificanti di precisione ecc.

CARTA – Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto di semi, rimangono la stoppa più la parte legnosa o canapolo, che non si possono considerare solo un semplice sottoprodotto, ma un’altra importante materia prima. Con la stoppa si può fabbricare carta di alta qualità, sottile e resistente. Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come la carta di giornale, i cartoni ecc.
Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in massa vegetale, e poi perchè la si può ottenere da un’unica coltivazione insieme alla fibra tessile o ai semi.
Un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % anzichè il 40 %.
Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l’uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante, non è necessaria con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile. E per renderla completamente bianca è sufficiente un trattamento al perossido di idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi. Questi composti chimici sono una delle cause principali dell’assottigliamento dello strato di ozono nell’alta atmosfera.

TAVOLE – Con i fusti interi della canapa, pressati con un collante, si possono fabbricare tavole per l’edilizia e la falegnameria in sostituzione del legno, che sono di grande robustezza, flessibilità ed assai più leggere.

MATERIE PLASTICHE – Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall’inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.

COMBUSTIBILI – La canapa, per la sua alta resa in massa vegetale, è considerata anche la pianta ideale per la produzione di combustibili da biomassa in sostituzione dei prodotti petroliferi. Bruciare combustibili da biomassa anzichè petrolio non fa aumentare l’effetto serra. Infatti l’anidride carbonica viene prima sottratta all’atmosfera durante la crescita della pianta, e poi restituita all’aria al momento della combustione. In questo modo la quantità di anidride carbonica dell’atmosfera non aumenta, al contrario di quello che succede se si bruciano idrocarburi fossili.

Se è vero che con la canapa si possono produrre tutte le cose elencate sopra (e tante altre ancora), come mai le proprietà di questa pianta sono così poco conosciute e così poco sfruttate?
Essenzialmente perchè da troppo tempo si è smesso di coltivarla.
In Italia la canapa era coltivata al Nord principalmente per la fibra tessile, ed in Campania per i semi. Nella Pianura Padana la coltivazione della canapa è cessata a poco a poco negli anni Cinquanta, perchè non più conveniente rispetto al cotone e alle fibre sintetiche. Anche la coltivazione della canapa nel Meridione è cessata più o meno negli stessi anni.
Negli Stati Uniti la produzione di vernici con olio di canapa era molto sviluppata fino al 1937 quando, molto prima che in Italia, la legge ha proibito la coltivazione della canapa insieme con la marijuana. Nel nostro paese invece la legge contro la marijuana è intervenuta quando già da tempo la coltivazione della canapa era stata abbandonata. A questo proposito però bisogna osservare che, anche se botanicamente si tratta sempre di “cannabis sativa”, dalle varietà ottimizzate per la produzione di fibra e semi non è possibile ricavare la droga.
Di fatto questa lunga interruzione della coltivazione rende difficile oggi il suo rilancio.

Le modalità di coltivazione devono essere di nuovo messe a punto, ed anche i processi di lavorazione della materia prima devono essere riprogettati.
Per molte ragioni non sono più proponibili le lunghe e pesanti lavorazioni manuali collegate con l’estrazione della fibra tessile, che del resto avevano già portato la canapa fuori mercato qualche anno fa. Sono necessarie nuove tecnologie. Per esempio la macerazione per il distacco della fibra dovrà essere fatta in appositi impianti ai quali i contadini conferiranno il prodotto dopo averlo essiccato. Questi impianti si possono già costruire, i processi sono stati quasi completamente individuati.

E’ necessario assemblare l’intera filiera che va dal produttore agricolo al prodotto finito, ed avviare il meccanismo. Il contadino non può mettersi a produrre la canapa se non c’è un impianto che la può lavorare, e non si può far lavorare l’impianto nuovo di zecca se i contadini non lo riforniscono della materia prima.

Esistono però già fin d’ora molti fattori che premono perchè la macchina produttiva si metta in movimento. Sia in Europa che nel Nord America i coltivatori sono da tempo alla ricerca di nuove colture che possano ampliare il mercato in settori diversi da quello alimentare. Anche la C E E è interessata a promuovere coltivazioni a destinazione non alimentare, ed ha individuato nella canapa una delle colture più interessanti. Per questo ha deciso di sovvenzionare i coltivatori di canapa e di sostenere la ricerca per mettere a punto i processi di lavorazione.
Questi sono segni che, anche al di là di considerazioni di carattere ambientale, c’è tutto un mondo dell’economia che si sta spostando verso una produzione basata su materie prime naturali e riciclabili, sostitutive del petrolio e dei suoi derivati.
Anche il mercato è pronto a ricevere i prodotti della canapa. Esistono già ora centinaia di ditte in tutto il mondo che, usando materie prime provenienti dai paesi che non hanno mai interrotto la coltivazione (come l’Ungheria), fabbricano numerosi articoli a base di canapa: tessuti e capi d’abbigliamento, olio dei semi e prodotti alimentari che li contengono, saponi, cosmetici, vernici, carta, detersivi, tavole ed altri materiali per l’edilizia, legni compensati, oggetti d’arredamento ecc.
Alcune di queste ditte hanno visto il loro fatturato crescere anche del 500 % in un solo anno. Ma nonostante ciò la domanda continua ad essere superiore all’offerta, ed i prezzi spesso sono alti. Alcuni prodotti poi, come i tessuti, sono praticamente introvabili.

Tutto questo è la dimostrazione che il rilancio della canapa alla fine sarà sostenuto dal mercato, ovvero da un’opinione pubblica consapevole del fatto che la canapa può risolvere parecchi dei problemi ambientali che ci assillano. Ma è anche la dimostrazione che i tempi sono maturi per passare finalmente a produzioni su vasta scala. Ciò che frena attualmente lo sviluppo di questo settore e gli entusiasmi dei consumatori sono infatti proprio le limitate disponibilità di materie prime.
E in Italia a che punto è la situazione? Come al solito l’Italia segue, e all’ultimo posto.
Virtualmente nel nostro paese ancora non esistono ditte che producano o vendano prodotti di canapa.
Anche sul piano culturale o semplicemente informativo l’Italia è ancora molto indietro. Lo dimostra il fatto che il principale sito italiano su Internet (piuttosto modesto) per documentarsi su questo argomento è ancora quello di un volonteroso privato che è anche l’autore di questo articolo.

Kanèsis – Canapa e Kinèsis, la fusione con il sogno di far rinascere industria e agricoltura.

Kanèsis – Chi sono


 

  Un  incontro  fortuito, qualche  amico  in  comune.

 

Giovanni  e  Antonio,  i  co­fondatori,  si  sono  conosciuti  quando ancora  era  tutto  da  costruire.  Tanto  visionario  il  primo  quanto  concreto  il  secondo:  un incastro  perfetto  per  gettare  le  fondamenta  di  un’idea  ambiziosa.  Giovanni,  studente  di Ingegneria dei materiali, aveva intuito il potenziale della canapa, forte di un esperimento sui fornelli di casa, Antonio, economista, sapeva come strutturarlo.

 

Un lavoro minuzioso, durato più di un anno, per  costruire il brand Kanesis® e  scegliere il settore  della  stampa  3D  come  primo  campo  d’applicazione  della  HempBioPlastic.  Fiere, esposizioni,  convegni,  viaggi  in  Italia  e  in  Europa  per  presentare  il  prodotto  e  tessere relazioni, perché le persone fanno la differenza e noi lo sappiamo. Il gruppo ora comprende un  manipolo,  competente  e  eterogeneo,  di  giovani  siciliani  amanti  dell’ambiente,  della propria terra e dell’innovazione. Questa è la nostra sfida: dimostrare di poter fare impresa in una territorio che in questo non è stato mai fertile.

Kanesis® 2016


Kanèsis – Cosa fanno


HEMPBIOPLASTIC (HBP)

Si chiama HempBioPlastic (HBP) e si è rivelata meccanicamente più prestante rispetto alle altre bio-plastiche già presenti in commercio, ed esteticamente più pregevole, con venature che ricordano il legno.

Resistente, facilmente lavorabile, economica. L’HBP, per cui è stata depositata una domanda di brevetto internazionale, rappresenta il nuovo valore dello scarto della filiera di canapa, finora impiegata come fertilizzante, combustibile o alimento zootecnico.
Più leggera del 20% e più resistente del 30% rispetto al PLA, l’HBP può essere utilizzata per tutte le applicazioni industriali che utilizzino come materia di base granuli termoplastici di derivazione sintetica, senza esigere modifiche sostanziali dei macchinari. Necessitando di temperature di lavorazioni inferiori, la lavorazione dell’HBP consente un minor dispendio energetico riducendo ulteriormente l’impatto ambientale.

Kanesis® 2016


HEMP FILAMENT (HF)

La produzione dell’Hemp Filament (HF) adatto per la stampa 3D con tecnologia FDM rappresenta il primo campo di applicazione dell’HBP. Differente dai suoi concorrenti nel settore (ABS e il PLA) per il favorevole rapporto peso/volume e la migliore finitura di superficie, l’HF si distingue altresì per una maggiore aderenza e coesione a livello molecolare tra gli strati del materiale grazie alla sua particolare composizione.

 

Esteticamente il filamento si presenta di colore bruno, simile al legno, con una colorazione superficiale che può lievemente essere alterata al variare della temperatura di estrusione.

Kanesis® 2016

Kanèsis ha anche lanciato una campagna crowfunding per sostenere questo progetto. Potete trovare tutto

@  http://www.kanesis.eu/it/

Will Hemp rise again – By Ryan Cristian.

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“Surely no member of the vegetable kingdom has ever been more misunderstood than hemp. For too many years, emotion, not reason, has guided our policy toward this crop. And nowhere have emotions run hotter than in the debate over the distinction between industrial hemp and marijuana.” – David P. West Ph.D, North American Industrial Hemp Council.

When discussing an issue of such political relevance, one would think emotions and personal feelings would be left at the door. However, this particular topic has a long and devious history of waters being
muddied by those who stand to gain the most by keeping those waters unclear.hemo biofuel

Since the first use of the word “Marihuana” and its purposeful muddling with the idea of hemp in the early nineteen hundreds, the average American is only recently beginning to distinguish between the two, even today. Americans have been conditioned since that time to see, first and foremost, that marijuana is bad for you or flat-out wrong, and that hemp is the same as marijuana. That is one of history’s biggest misconceptions.

Today it is considered a Schedule 1 substance even though it usually possesses a useless 0.3 percent THC, (the substance that is considered illegal) whereas typical marijuana has anywhere from 3 to 20 percent. It is in the same genus or species as marijuana, however it would be like comparing two types of apples and assuming they both contain the same sugar content, when in fact some apples are very tart and not meant for individual consumption at all. There are examples all throughout nature of the same variance. It is first important to understand that hemp in itself is an altogether different animal than marijuana with many different, and extremely beneficial uses to society.

At the time, the two being lumped together allowed specific men in power to profit on the country’s slow decline hemp uses 2into fossil fuel dependence versus the nation’s collective rise on the back of an all-encompassing plant that can produce all the same necessities. This was no mistake. It was hemp, not marijuana, that stood to overcome the use of fossil fuels. Marijuana and its recreational use were the perfect cover. By criminalizing marijuana, and behind the scenes connecting hemp to this criminalization, men in the right position stood to profit greatly with hemp’s demise.

However, those men are gone, and this country is in a different and more intelligent time with all minds working towards a healthy, independent and sustainable future, using all possible outlets to secure the country’s green and continuous rise to the proverbial top of the mountain, right?…

Americans find themselves in a time where hemp is considered illegal by default. Most are comfortable with not knowing or even caring about this topic because most don’t know what it means to their daily lives, not to mention their future, and that of the planet. Yet, it has grown increasingly more difficult for actions of any nature, or lack there of, to go unseen. In other words, the people are beginning to awaken to the stark reality of current circumstances and the lack of action by those in power. Slowly, people are becoming aware of this illogical illegalization of hemp and its foundation of misconception for monetary gain. However, a journey of this magnitude must begin with a single step. A step that has been attempted many times before.

As of today there have been thirty-one states that have attempted pro hemp legislation and 19 of those states have passed that legislation. Despite the authority to grow hemp given by the state, all hemp farmers still run the risk of federal raid, prison time, and property and civil assets forfeiture if they chose to plant the crop. Due to the federal policy that still does not differentiate between non-drug oilseed and fiber varieties of cannabis from psychoactive drug varieties.

One solution hempIt’s interesting that all of these states have decided over the last eighty years that they, in one way or another, disagree with hemp being illegal. The majority of these states continue to grow or study hemp for future beneficial uses, within the laws of their given states, despite the federal law. It would appear that the vast majority of the United States wants the re-legalization of hemp for industrial purposes. This being a democracy, “a nation of the people for the people…” where one votes for a chosen representative who then in turn represents the majority’s collective vote. So why then is this majority necessity over looked in this case. That is a question every American needs to ask themselves.

There are men in positions of power; men Americans trust with their very lives. They are trusted to do what is right, not only for the country, but whenever possible what is good for the individual. It is frightening to think that these men would choose not to allow for the healing of the planet by allowing this archaic ban on hemp to fall away, for fear of indirectly admitting that their preprocessors where wrong and perhaps even themselves. From time to time all make mistakes. All lose their way. It is the true leader that can rise up on their own volition, face the consequences of their actions, and continue to lead those who still choose to follow.

HEMP TEXTILE – THE FIBER OF THE FUTURE

Hemp or Cannabis sativa has served mankind for thousands of years, as the premier plant fiber. This venerable fiber has always been valued for its strength and durability. Materials made from hemp have been discovered in tombs dating back to 8,000 B.C.E. Christopher Columbus sailed to America on ships rigged with hemp.

 

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Hemp was grown extensively in colonial America by numerus farmers including George Washington and Thomas Jefferson. Betsy Ross sewed the first American flag from hemp. In fact, its combination of ruggedness and comfort were utilized by Levi Strauss as a lightweight duck canvas for the very first pair of jeans made in California.
For thousands of years hemp was traditionally used as an industrial fiber.

Sailors relied upon hemp cordage for strength to hold their ships and sails, and the coarseness of the fiber made hemp useful for canvas, sailcloth, sacks, rope, and paper.

While hemp fiber was the first choice for industry, the coarseness of the fiber restricted hemp from apparel and most home uses. Hemp needed to be softened.  Traditional methods to soften vegetable fibers used acids to remove lignin, a type of natural glue found in many plant fibersWhile this method to remove lignin worked well with cotton or flax, it weakened the fibers of hemp and left them too unstable for use. Hemp therefore remained as an industrial fabric.

In the mid 1980’s, researchers developed an enzymatic process to successfully remove lignin from the hemp fiber without compromising its strength. For the first time in history, de-gummed hemp fiber could be spun alone or with other fibers to produce textiles for apparel. This technological breakthrough has catapulted hemp to the forefront of modern textile design and fashion.

Given hemp’s superiority to other fibers, the benefits of this breakthrough are enormous.

 

Superior Properties

Hemp fiber is one of the strongest and most durable of all natural textile fibers. Products made from hemp will outlast their competition by many years. Not only is hemp strong, but it also holds its shape, stretching less than any other natural fiber. This prevents hemp garments from stretching out or becoming distorted with use. Hemp may be known for its durability, but its comfort and style are second to none. The more hemp is used, the softer it gets. Hemp doesn’t wear out, it wears in. Hemp is also naturally resistant to mold and ultraviolet light.

Due to the porous nature of the fiber, hemp is more water absorbent, and will dye and retain its color better than any fabric including cotton. This porous nature allows hemp to “breathe,” so that it is cool in warm weather. Furthermore, air which is trapped in the fibers is warmed by the body, making hemp garments naturally warm in cooler weather.

Some evidence

Lab Tests Prove Hemp Possesses Anti-Bacterial Properties!

Mr Hemps – 19/04/2016